Ricetta - Tagliata di vitello impanata

30 nov 2009 · 0 commenti
Per i bambini che fanno capricci perché non amano mangiare la carne, ricettaok propone " Tagliata di vitello impanata " secondo piatto eccezionale, una vera delizia, dal sapore unico.
Da ricordare che tutte le volte che si prepara una carne o un pesce “impanati” bisogna avere l'accortezza di non salare l'uovo, perché il sale faciliterebbe la perdita dei succhi da parte della carne e il conseguente distaccamento della panatura.

Piselli al prosciutto

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I piselli sono legumi originari del bacino del Mediterraneo e dell'Asia sono i semi di una pianta rampicante, contenuti in bacelli di colore verde.
Hanno forma sferica e colore da verde a giallo.
Tra i legumi i piselli sono i meno calorici (solamente 70 kcal), come tutti i legumi contengono una discreta quantità di proteine di scarsa qualità, che possono essere integrate con le proteine dei cereali.
Ricettaok consiglia " Piselli al prosciutto " piatto molto semplice da preparare, ed è un ottimo contorno.

Ricetta - Tartellette con panna e uova di salmone

29 nov 2009 · 0 commenti
La pasta brisée (vedi su ricettaok area dolci) è una delle paste base della cucina classica francese.
Ha un gusto neutro, tuttavia è possibile darle un gusto dolce aggiungendo zucchero o darle alcuni aromi specifici, ad esempio aggiungendo cacao amaro.
È estremamente friabile ed assume un colore giallo meno intenso della pasta frolla, dal momento che non contiene uova.
Si chiama brisée perché si impasta prima la materia grassa con la farina nella quantità sufficiente ad ottenere un impasto di pezzettini staccati l'uno dall'altro; poi si aggiunge la quantità di acqua ben fredda (a cucchiaiate, uno alla volta) necessaria per ottenere una pasta omogenea;
nella pasta brisée si mette sempre il sale ed è tradizionalmente una pasta per torte salate, tartellette e barchette (la pasta per le torte dolci è sempre stata la pasta frolla, che, in origine, era anche essa una pasta neutra).
Per donare un colore dorato alla pasta bisogna spalmarne la superficie con del tuorlo d'uovo sbattuto prima di farla cuocere in forno.
Per le varianti dolce e salata aggiungere due cucchiaini di zucchero o di sale prima di aggiungere l'acqua fredda.

Ricetta - Riccioli di sogliola e fagiolini

28 nov 2009 · 0 commenti
Con il nome comune Sogliola si indicano alcune specie di pesci d'acqua salata appartenenti alla famiglia dei soleidi e dei Pleuronectidi.
La sua carne è molto apprezzata in cucina: di sapore molto delicato, non deciso né caratteristico, il che consente di adoperarla per diverse preparazioni.
Ricettaok propone " Riccioli di sogliola e fagiolini " stupenda ricetta per la sua semplicità di preparazione e per il suo sapore raffinato.

Ricetta - Filetto di maiale con pistacchi

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Il pistacchio, è un albero della famiglia delle Anacardiaceae.
Può raggiungere un'altezza di ca. 12 metri e un'età di 300 anni.
È originario del Medio Oriente, dove veniva coltivato già in età preistorica, particolarmente in Persia. Gli arabi lo introdussero in Occidente.
La parola "pistacchio" deriva, attraverso l'arabo (fustuaq).
Il nome è onomatopeico e richiama il suono prodotto dal guscio che maturando si apre all'improvviso emettendo un pis-tak.
Il termine siciliano festuca o frastuca con il quale si indica sia la pianta che il frutto prodotto, deriva direttamente dalla parola araba.
Il frutto è una drupa con un endocarpo ovale a guscio sottile e duro, contenente il seme, chiamato comunemente "pistacchio" che ha colore verde vivo sotto una buccia viola.
I fiori sono a petali e raccolti in cime paniculate.
È una specie dioica: i fiori, unisessuali, sono presenti su individui separati. Un albero maschile può produrre abbastanza polline per fecondare fino a 10 piante femminili.
Il pistacchio fruttifica in un ciclo biennale, il che, insieme alle variazioni climatiche, causa grandi variazioni nelle rese e nei prezzi.
Zone di coltivazione a rilevanza internazionale sono in Iran, in Turchia e California. In Italia è una coltivazione di nicchia, rinomati sono i pistacchi di Bronte alle pendici dell'Etna, tutelati dal marchio DOP "Pistacchio Verde di Bronte".
Ricettaok propone ai suoi lettori " Filetto di maiale con pistacchi " ricetta semplice da cucinare ma dal sapore unico.

Ricetta - Scampi con taccole e finocchi

27 nov 2009 · 0 commenti
E' un crostaceo, stessa famiglia dell'astice, molto apprezzato da noi per la sua carne pregiata dal gusto delicato , morbido e gustoso.
Ha il corpo allungato e snello, nella parte anteriore del corpo il carapace è coperto di spine da cui partono 13 paia di appendici, la coda è a ventaglio ed è provvisto di 2 chele lunghe e sottili con spine.
Le Taccole sono una particolare varietà di pisello, denominata anche mangiatutto in quanto si mangia con l'intero baccello, caratterizzato, quest'ultimo, dal fatto che la membrana posta all'interno delle pareti del baccello è assente o comunque sottilissima. Di colore verde-chiaro, forma larga e appiattita è lungo circa 10-15 cm. Le taccole sono particolarmente apprezzate per il loro sapore dolce e delicato.

Ricetta - Pandoro guarnito

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Il pandoro è un tipico dolce veronese, che viene consumato soprattutto durante le festività natalizie.
Secondo alcuni le origini della ricetta sono da ricercare in Austria, dove si produceva il cosiddetto "Pane di Vienna", probabilmente derivato, a sua volta, dalla "brioche" francese.
Secondo altri, invece, potrebbe derivare dal "pane de oro" che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani.
La sua nascita risale al 1800, come evoluzione del "Nadalin", dolce veronese.
Il 14 ottobre 1894 Domenico Melegatti, fondatore dell'omonima industria dolciaria, depositò all'ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell'artista Angelo Dall'Oca Bianca, pittore impressionista.
Insieme al panettone è uno dei dolci natalizi più tipici in Italia. La pasta è soffice e di colore dorato per la presenza delle uova, e profuma di vaniglia.

Ricetta - Ravioli con ragù di carciofi

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Il raviolo è un prodotto tipico della cucina italiana.
Fondamentalmente si può descrivere come un quadrato o tondo di pasta ripiegato a contenere un ripieno a base di carne, di verdure o formaggio, a seconda delle varie ricette locali.
Il raviolo può essere servito in brodo o asciutto accompagnato da sughi o salse.
La scelta dipende anche dal tipo di ripieno. Ricettaok propone ai suoi lettori Ravioli di magro con ragù di carciofi, ricetta semplice da preparare, una delizia sia per gli occhi che per il palato.
Sono poche le notizie certe riguardo la sua nascita e la cultura che gli ha dato i natali:
quadrati di pasta contenenti un ripieno di carne o verdura sono diffusi in diversi paesi come la Germania la Cina, il Giappone e la Thailandia.
Difficile, anche solo occupandosi della storia del raviolo occidentale, è stabilire una data di nascita precisa sebbene sia sicuro che emergano tracce in materia già in Giovanni Boccaccio nel Decameron ("...niuna altra cosa facevano che far maccheroni e raviuoli e cuocergli...").

Ricetta - Lasagne molisane in brodo

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Con il termine lasagne, o, raramente, al singolare lasagna, si indica generalmente una pasta all'uovo tagliata in grossi quadrati, o rettangoli, usati soprattutto per pasticci al forno.
Sono tipici di Marche ed Emilia-Romagna e tutto il centro Italia in generale, dove il piatto più conosciuto che ci si prepara sono le lasagne al forno.
Ricettaok propone ai suoi lettori, lasagne in brodo tipica ricetta molisana, semplice da cucinare, tradizionale e genuina,che se la proverete ne rimarrete veramente soddisfatti.

Ricetta - Frittelle di lenticchie rosse

26 nov 2009 · 0 commenti
La lenticchia è una leguminosa nota sin dall'antichità.
È una specie dicotiledone annuale, molto coltivata per la granella commestibili, ricche di proteine. Diverse sono le varietà di lenticchie.
I frutti sono dei baccelli che contengono due semi rotondi appiattiti.
Le lenticchie fanno parte dei legumi secchi apprezzati in Europa anche se la produzione mondiale.
Come attesta l'episodio biblico di Esaù, nella Genesi, il consumo delle lenticchie risale alla nascita dell'agricoltura in Mesopotamia.

Ricetta - Ciambelline Natalizie

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La Ciambella o Torcolo, dolce a base di farina, burro e zucchero, alta, soffice, dura nei giorni e puoi farcirla come vuoi; è una ricetta molto semplice dalle antiche origini e dalla classica forma ovale, molto buono inzuppato nel caffellatte la mattina a colazione, nato per soddisfare gli estimatori di tutte le età.

Farfalle con Fonduta in bianco

25 nov 2009 · 0 commenti
La fonduta è un piatto a base di formaggio fuso, tipico della zona alpina compresa tra la Valle d'Aosta, il Piemonte, la Savoia (regione francese) e la parte sud-occidentale della Svizzera.
Onguna di queste zone ha la sua ricetta: cambiano per esempio il tipo di formaggio e la presenza di vino.
Ovviamente la fonduta valdostana e quella piemontese sono legate in modo indissolubile alla Fontina DOP.
L'origine della fonduta non è chiara: per alcuni è nata a Ginevra o a Torino, ad opera dei Cavour, secondo Anthelme Brillat-Savarin la fonduta sarebbe di ispirazione svizzera.
Pellegrino Artusi la definì cacimperio nel suo storico libro di cucina, ma non la tenne in particolare considerazione.
Una testimonianza storica della fonduta si ha nel 1854: una classica ricetta venne pubblicata nel "Trattato di cucina" di Giovanni Vialardi, cuoco dei re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II.
La fonduta è un piatto unico molto sostanzioso, da sempre consumato con crostoni di pane o con fette di polenta.
Il segreto della fonduta risiede nella capacità di fondere il formaggio facendogli assumere la giusta consistenza, evitando che coaguli formando fastidiosi grumi.
Per raggiungere l'obbiettivo è fondamentale scaldare la fontina insieme al latte senza superare i 60 gradi, mescolando in continuazione, per poi aggiungere i tuorli d'uovo che serviranno per dare fluidità e consistenza alla crema di formaggio, che se preparata a regola d'arte non deve filare.
La fonduta andrà poi mantenuta calda con l'apposito fornelletto.

Calamari e Gamberi in pastella

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Il calamaro è un mollusco cefalopode dal corpo allungato a forma di cono, sul dorso in posizione laterale si trovano due grandi pinne che nell’insieme formano un rombo, la testa sporge dal mantello con gli occhi in posizione laterale e attorno alla bocca si trovano quattro paia di braccia ed un paio di tentacoli che si allargano all’estremità a formare la cosiddetta clava, ricca di ventose poste in quattro serie.
La conchiglia è interna e viene chiamata gladio, per via della sua forma.
Il colore è rosa-violaceo, con punti più scuri bruno rossicci.
Può raggiungere una misura di 30-40 cm è più comune attorno ai 15 cm.
Spesso il calamaro viene confuso con il totano, si può facilmente riconoscere osservando le pinne, nel calamaro coprono metà della lunghezza totale del mantello, nel totano si trovano inserite all’estremità inferiore.
I Gamberi sono un infraordine di crostacei decapodi.
Il gamberetto ha una taglia media di 10 cm, ed il corpo a forma cilindrica, rivestito da una corazza non molto coriacea, che durante la crescita cambia diverse volte per ricrearne una nuova.
Il carapace è diviso in due parti, il cefalotorace (parte anteriore) e l'addome (parte posteriore, formata da 6 parti mobili), con una colorazione che varia da specie a specie.
Anteriormente presenta due antenne che hanno la funzione di organi sensoriali, 2 esili chele e diverse zampe.
La coda ha la forma di un ventaglio stretto. Il cuore è situato nella testa. Ricettaok propone ai suoi lettori, grazie a questi due ingredienti, una ricetta semplice da cucinare ma dal sapore unico.

Panettone con frutta secca e zabaione

24 nov 2009 · 0 commenti
Il Panettone è un tipico dolce milanese, associato alle tradizioni gastronomiche del Natale ed ampiamente diffuso in tutta Italia.
Tipicamente ha una base cilindrica di 30 cm di altezza che termina in una forma a cupola.
Basi ottagonali o a sezione a forma di stella sono più comuni per il pandoro.
È ottenuto da un impasto lievitato a base di acqua, farina, burro, uova o anche tuorli, al quale si aggiungono frutta candita, scorzette di arancio e cedro in parti uguali, e uvetta.
Ricettaok propone ai suoi lettori una variante veramente gustosa, semplice da cucinare con frutta secca e zabaione.
Si serve normalmente a fette tagliate verticalmente, accompagnato con del vino dolce, come lo spumante o il moscato, o con delle bevande calde come caffè e cioccolato

Torta salata colorata

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Cuochi non si nasce.....si diventa!!!!
Il segreto è cominciare da bambini e sbirciare la mamma e la nonna quando preparano i loro piatti prelibati! Insieme a loro, sarà molto più facile imparare i trucchi del mestiere!
E quale occasione più golosa del Natale per esercitarsi nell'arte culinaria? Questa parte del blog è dedicata a tutti coloro che si sentono piccoli chef!
Con l'aiuto di un adulto darete vita a piatti unici e sfiziosi, ricette appetitose e facili da realizzare, divertenti e originali per arricchire la tavola di Natale e non solo...
Pronti?Ai “fornelli”di partenza....via!!!.

Torta stuzzichina

23 nov 2009 · 0 commenti
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Salmone pasticciato

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Muffin al cioccolato

22 nov 2009 · 0 commenti
I muffins sono dei tipici dolcetti americani o inglesi, morbidi e facili da preparare.
I muffin possono essere preparati in svariati gusti, ma la versione che ricettaok vi presenta è quella con il cioccolato.

Marzapane e fantasia

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Mitica sacher

21 nov 2009 · 0 commenti
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Il segreto è cominciare da bambini e sbirciare la mamma e la nonna quando preparano i loro piatti prelibati!
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Popcorn caramellosi

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Panettone pancione

20 nov 2009 · 0 commenti
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Grissini cioccolosi

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Tartufini al latte

19 nov 2009 · 0 commenti
I tartufini al latte sono cioccolatini composti da scaglie di cioccolato disciolto nella panna che, una volta raffreddato e solidificato, viene trasformato in piccole palline irregolari. Potete personalizzare i vostri tartufini al latte ricoprendoli con qualsiasi ingrediente di vostro gradimento, come mandorle o nocciole tritate, scaglie di cioccolato (fondente, al latte o bianco), zuccherini colorati, ecc…

Biscotti zuccherini

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Insalata russa

18 nov 2009 · 0 commenti
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Ginger Bread

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Torrone

17 nov 2009 · 0 commenti
Il torrone è un dolce originario cremonese, principalmente natalizio, diffusosi poi in molte zone d'Italia, composto da un impasto di albume d'uovo, miele e zucchero, farcito con mandorle noci arachidi o nocciole, spesso ricoperto da due ostie. Pronti?Ai “fornelli”di partenza....via!!!.

Frittelle pazzerelle

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Insieme a loro, sarà molto più facile imparare i trucchi del mestiere!
E quale occasione più golosa del Natale per esercitarsi nell'arte culinaria?
Questa parte del blog è dedicata a tutti coloro che si sentono piccoli chef!
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Anolini piacentini

16 nov 2009 · 0 commenti
Gli anolini sono una tipologia di pasta all'uovo ripiena originaria della Provincia di Piacenza (in piacentino “anvëin”) e comunemente diffusa anche in quella di Parma in parmigiano anolén. È un piatto con radici antiche, già conosciuto e menzionato dal famoso cuoco rinascimentale Bartolomeo Scappi nel 1500, tramandato di generazione in generazione nelle famiglie. La tradizione piacentina vuole che durante la Vigilia di Natale la famiglia si riunisca per la preparazione degli gli anolini di Natale (o "anvëin d' Nadäl" come sono definiti nel Piacentino). Il piatto è ricco ed elaborato, come del resto molti piatti proposti nelle festività importanti, ma l'insieme degli ingredienti ne fa un piatto raffinato.

Orata del salento

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L’orata del salento è un secondo piatto prelibato, decisamente facile da preparare ma molto gustoso. L’orata è un pesce dalla polpa molto pregiata e dal sapore delicato, adatta per molti tipi di preparazione. Se acquistate l’orata fresca fate ben attenzione che la carne sia soda al tatto, e che le squame aderiscano bene al corpo.

Tronchetto

15 nov 2009 · 0 commenti
Il tronchetto di Natale, è un dolce tipico della tradizione natalizia francese, che riprende nella forma, il ceppo di legno, simbolo Natalizio di numerosi paesi del Nord Europa. Cuochi non si nasce.....si diventa!!!! Il segreto è cominciare da bambini e sbirciare la mamma e la nonna quando preparano i loro piatti prelibati! Insieme a loro, sarà molto più facile imparare i trucchi del mestiere! E quale occasione più golosa del Natale per esercitarsi nell'arte culinaria? Pronti?Ai “fornelli”di partenza....via!!!.

Pandoro stellare

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Cuochi non si nasce.....si diventa!!!!
Il segreto è cominciare da bambini e sbirciare la mamma e la nonna quando preparano i loro piatti prelibati!
Insieme a loro, sarà molto più facile imparare i trucchi del mestiere!
E quale occasione più golosa del Natale per esercitarsi nell'arte culinaria?
Questa parte del blog è dedicata a tutti coloro che si sentono piccoli chef!
Con l'aiuto di un adulto darete vita a piatti unici e sfiziosi,ricette appetitose e facili da realizzare, divertenti e originali per arricchire la tavola di Natale e non solo...
Pronti? Ai “fornelli”di partenza....via!!!.

Indivia alla romana

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Nella tradizione culinaria europea la verdura indica solitamente quelle parti di ortaggi che vengono cucinate in cibi salati.
In tal senso sono verdura le foglie di spinacio, come i frutti del pomodoro o del peperone, o le radici di carota, i germogli del cappero o, ancora, i giovani fusti della pianta dell'asparago.
La verdura trova applicazione in una enorme quantità di varianti, sia come piatto a sé stante, sia come contorno di carni, pesci e formaggi, sia come ingrediente di piatti ripieni e infine, sebbene più raramente, come ingrediente dolce.
La verdura è ricca di vitamine e sali minerali.
Questo la rende indispensabile alla nutrizione umana.
Le vitamine infatti sono necessarie per mantenere la struttura dei tessuti e degli organi, per la sintesi di enzimi ed ormoni, per produrre energia dai cibi ingeriti. Senza di esse il nostro corpo non è in grado di produrre nuove cellule e di rigenerarsi.
La loro mancanza cronica può comportare gravi disfunzioni a carico della pelle, del sistema endocrino, del sistema digestivo.
Poiché il corpo non le produce è necessario introdurle dall’esterno mediante l'alimentazione.

Carciofi alla giudia

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Il carciofo è una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 metri, provvista di un rizoma sotterraneo dalle cui gemme si sviluppano più fusti, che all'epoca della fioritura si sviluppano in altezza con una ramificazione dicotomica.
Il fusto è robusto, cilindrico e carnoso, striato longitudinalmente. Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa.
La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico.
A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo.
Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia. Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466.
Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: "L'ortolana" di Vincenzo Campi, "L'estate" e "Vertumnus" di Arcimboldo.
La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de' Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo.
Sarebbe stata costei che lo portò dall'Italia alla Francia quando si sposò con il re Enrico II di Francia. Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi.
Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell'orto di Enrico VIII.
I colonizzatori spagnoli e francesi dell'America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana.
Oggi in California i cardi sono diventati un'autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.

Carciofi alla romana

14 nov 2009 · 0 commenti
Il carciofo è una pianta erbacea perenne alta fino a 1,5 metri, provvista di un rizoma sotterraneo dalle cui gemme si sviluppano più fusti, che all'epoca della fioritura si sviluppano in altezza con una ramificazione dicotomica.
Il fusto è robusto, cilindrico e carnoso, striato longitudinalmente.
Documentazioni storiche, linguistiche e molecolari sembrano indicare che la domesticazione del carciofo (Cynara scolymus) dal suo progenitore selvatico (Cynara cardunculus) possa essere avvenuta in Sicilia, a partire dal I secolo circa.
La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico.
A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo.
Nel secolo XV il carciofo era già consumato in Italia. Venuto dalla Sicilia, appare in Toscana verso il 1466.
Nella pittura rinascimentale italiana, il carciofo è rappresentato in diversi quadri: "L'ortolana" di Vincenzo Campi, "L'estate" e "Vertumnus" di Arcimboldo.
La tradizione dice che fu introdotto in Francia da Caterina de' Medici, la quale gustava volentieri i cuori di carciofo. Sarebbe stata costei che lo portò dall'Italia alla Francia quando si sposò con il re Enrico II di Francia.
Luigi XIV era pure un gran consumatore di carciofi. Gli olandesi introdussero i carciofi in Inghilterra: abbiamo notizie che nel 1530 venivano coltivati nel Newhall nell'orto di Enrico VIII.
I colonizzatori spagnoli e francesi dell'America introdussero il carciofo in questo continente nel secolo XVIII, rispettivamente in California e in Louisiana.
Oggi in California i cardi sono diventati un'autentica piaga, esempio tipico di pianta invadente di un habitat in cui non si trovava precedentemente.

Insalata di puntarelle

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Nella tradizione culinaria europea la verdura indica solitamente quelle parti di ortaggi che vengono cucinate in cibi salati.
In tal senso sono verdura le foglie di spinacio, come i frutti del pomodoro o del peperone, o le radici di carota, i germogli del cappero o, ancora, i giovani fusti della pianta dell'asparago.
La verdura trova applicazione in una enorme quantità di varianti, sia come piatto a sé stante, sia come contorno di carni, pesci e formaggi, sia come ingrediente di piatti ripieni e infine, sebbene più raramente, come ingrediente dolce.
La verdura è ricca di vitamine e sali minerali.
Questo la rende indispensabile alla nutrizione umana.
Le vitamine infatti sono necessarie per mantenere la struttura dei tessuti e degli organi, per la sintesi di enzimi ed ormoni, per produrre energia dai cibi ingeriti. Senza di esse il nostro corpo non è in grado di produrre nuove cellule e di rigenerarsi.
La loro mancanza cronica può comportare gravi disfunzioni a carico della pelle, del sistema endocrino, del sistema digestivo.
Poiché il corpo non le produce è necessario introdurle dall’esterno mediante l'alimentazione

Insalata di misticanza

13 nov 2009 · 0 commenti
Nella tradizione culinaria europea la verdura indica solitamente quelle parti di ortaggi che vengono cucinate in cibi salati.
In tal senso sono verdura le foglie di spinacio, come i frutti del pomodoro o del peperone, o le radici di carota, i germogli del cappero o, ancora, i giovani fusti della pianta dell'asparago.
La verdura trova applicazione in una enorme quantità di varianti, sia come piatto a sé stante, sia come contorno di carni, pesci e formaggi, sia come ingrediente di piatti ripieni e infine, sebbene più raramente, come ingrediente dolce.
La verdura è ricca di vitamine e sali minerali.
Questo la rende indispensabile alla nutrizione umana.
Le vitamine infatti sono necessarie per mantenere la struttura dei tessuti e degli organi, per la sintesi di enzimi ed ormoni, per produrre energia dai cibi ingeriti. Senza di esse il nostro corpo non è in grado di produrre nuove cellule e di rigenerarsi.
La loro mancanza cronica può comportare gravi disfunzioni a carico della pelle, del sistema endocrino, del sistema digestivo.
Poiché il corpo non le produce è necessario introdurle dall’esterno mediante l'alimentazione.

Broccoli alla romana

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I broccoli sono ortaggi della famiglia delle Crucifere, dal sapore caratteristico. Se ne mangia parte dello stelo e le infiorescenze non ancora mature.
I broccoli sono da consumarsi previa cottura, preferibilmente a vapore, che mantiene inalterate le proprietà nutritive.
I broccoli sono ricchi di calcio, ferro, fosforo, potassio e vitamina C. Contengono anche vitamine B1 e B2 e sono una buona fonte di fibra alimentare.

Broccoletti Strascinati

12 nov 2009 · 0 commenti
I broccoli sono ortaggi della famiglia delle Crucifere, dal sapore caratteristico. Se ne mangia parte dello stelo e le infiorescenze non ancora mature.
I broccoli sono da consumarsi previa cottura, preferibilmente a vapore, che mantiene inalterate le proprietà nutritive.
I broccoli sono ricchi di calcio, ferro, fosforo, potassio e vitamina C.
Contengono anche vitamine B1 e B2 e sono una buona fonte di fibra alimentare.

Fave con il guanciale

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Le fave sono legumi della famiglia delle Papilionacee, la cui consumazione può avvenire sia a cotto, sia a crudo.
Le fave più giovani e piccole sono ottime da mangiare crude, quelle di taglia più grande si prestano meglio alla cottura.
Ogni seme è racchiuso da una pellicina, che può essere o meno tolta. Senza di essa si migliora la digeribilità.
Le fave contengono proteine, fosforo, potassio, calcio, vitamine A e C. Sono ricche di fibre, indispensabili nella regolazione delle funzioni intestinali, e contribuiscono nel controllo dei livelli di glucosio e colesterolo nel sangue. Alcuni soggetti predisposti non possono mangiarle, a causa di una patologia ereditaria chiamata "favismo", per la quale non posseggono un enzima necessario a neutralizzare gli effetti nocivi di alcune sostanze tossiche presenti nelle fave, e possono andare incontro a gravi crisi emolitiche.
Ricettaok consiglia ai suoi lettori sgranare le fave al momento dell’utilizzo, altrimenti la buccia a contatto con l’aria indurisce.

Ciambelline Ripiene

11 nov 2009 · 0 commenti
La Ciambella o Torcolo, dolce a base di farina, burro e zucchero, alta, soffice, dura nei giorni e puoi farcirla come vuoi;
è una ricetta molto semplice dalle antiche origini e dalla classica forma ovale, molto buono inzuppato nel caffellatte la mattina a colazione, nato per soddisfare gli estimatori di tutte le età.

Pangiallo di natale

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Il pangiallo, meglio noto come pangiallo romano è un dolce tipico del Lazio, che ha la sua origine nell'antica Roma e più precisamente durante l'era imperiale.
A quei tempi distribuire questi dolci dorati, durante la festa del solstizio d'inverno, era di buon auspicio per il ritorno del sole.
Infatti è impreziosito da un sottile strato costituito da una crosta dorata che dona al dolce la sua tipica brillantezza.
Il tipico pangiallo romano, ha subito numerose trasformazioni durante i secoli. Tradizionalmente il pangiallo veniva ottenuto tramite l'impasto di frutta secca, miele e cedro candito, il quale veniva in seguito sottoposto a cottura e ricoperto da uno strato di pastella d'uovo.
Fino a tempi molto recenti nella preparazione del pangiallo le massaie romane mettevano i noccioli della frutta estiva (prugne e albicocche) opportunamente essiccati e conservati, in luogo delle costose mandorle e nocciole.

Ciambelline Dolci

10 nov 2009 · 0 commenti
La Ciambella o Torcolo, dolce a base di farina, burro e zucchero, alta, soffice, dura nei giorni e puoi farcirla come vuoi;
è una ricetta molto semplice dalle antiche origini e dalla classica forma ovale, molto buono inzuppato nel caffellatte la mattina a colazione, nato per soddisfare gli estimatori di tutte le età.

Ciambella Ripiena

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Ciambella ripiena è un dolce molto semplice e perfetto per i bambini per fargli fare una sana prima colazione, il ripieno sarà a base di nocciole che potete però sostituire con la crema pasticcera o al cioccolato.

Ciambella fatta in casa

09 nov 2009 · 0 commenti
La Ciambella o Torcolo, dolce a base di farina, burro e zucchero, alta, soffice, dura nei giorni e puoi farcirla come vuoi. La ciambella è una ricetta molto semplice dalle antiche origini e dalla classica forma ovale, molto buono inzuppato nel caffellatte la mattina a colazione, nato per soddisfare gli estimatori di tutte le età.

Pandoro fatto in casa

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Il pandoro è un tipico dolce veronese, che viene consumato soprattutto durante le festività natalizie. Secondo alcuni le origini della ricetta sono da ricercare in Austria, dove si produceva il cosiddetto Pane di Vienna, probabilmente derivato, a sua volta, dalla brioche francese. Secondo altri, invece, potrebbe derivare dal pane de oro che veniva servito sulle tavole dei più ricchi veneziani. La sua nascita risale al 1800, come evoluzione del "Nadalin", dolce veronese. Il 14 ottobre 1894 Domenico Melegatti, fondatore dell'omonima industria dolciaria, depositò all'ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell'artista Angelo Dall'Oca Bianca, pittore impressionista.
Insieme al panettone è uno dei dolci natalizi più tipici in Italia. La pasta è soffice e di colore dorato per la presenza delle uova, e profuma di vaniglia.

Pagliata arrostita

08 nov 2009 · 0 commenti
La pajata è uno dei piatti classici della cucina romanesca, rientra nelle componenti di quel "quinto quarto" del bovino (frattaglie, testa, coda), sulle quali si applicò un tempo "la cucina povera", fino ad elaborare e realizzare piatti eccellenti, che costituiscono tuttora un vanto della romana gastronomia. Qualcosa di veramente straordinario, quell'umile punto di partenza e il corrispettivo traguardo, rusticamente trionfale. Tanto da far festa increduli ancora oggi. La pagliata, che spesso viene preparata dal macellaio, si presenta sotto forma di anelli di budello, legati con il filo, e contenente una crema biancastra, leggermente granulosa. Per chi non è nato a Trastevere o nei Borghi", si trova costretto ad affermare ancora quel compilatore, "accettare questo cibo, anche se saporito e delicato, costa un certo sforzo: ma una volta superati i pregiudizi, lo si apprezza". Certo, un piatto che impressiona. E' sostanzioso e squisito al tempo stesso e va preso in giusta dose. Soprattutto, la sua esecuzione deve essere portata avanti con ogni cura. Una esecuzione che non tollera assolutamente la mediocrità. E nel rispetto della tradizione.

Dolci al miele

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Il miele è un alimento prodotto dalle api. Il miele viene prodotto a partire dal nettare e dalla melata. La melata è prodotta da vari Omotteri, fitomizi, i cui escrementi zuccherini sono la base alimentare per numerosi insetti. La parola miele sembra derivare dall'ittita melit. Per millenni ha rappresentato l'unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall'uomo risalgono al VI millennio a.C. circa. Anche nell'antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa. Durante gli scavi delle tombe dei faraoni sono stati rinvenuti vasi di miele ermeticamente chiusi il cui contenuto si era perfettamente conservato. Lo usavano anche per curare i disturbi digestivi e per creare unguenti per piaghe e ferite. I sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele. Nel Codice di Hammurabi si ritrovano articoli con cui gli apicoltori erano tutelati dal furto di miele dalle arnie. La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori. I Greci lo consideravano "cibo degli dei", e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava come alimento per una vita lunga. I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla Spagna e da Malta. Quest'ultima pare anche derivarne il nome originale Meilat, appunto terra del miele. Veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse agrodolci. Ricettaok consiglia ai suoi lettori dolci al miele una delizia sia per gli occhi che per il palato.

Malfatti di spinaci

07 nov 2009 · 0 commenti
Gli gnocchi sono una preparazione di cucina estremamente diffusa in molti paesi del mondo e presentano differenze notevoli da un tipo all'altro sia per forma che per ingredienti. Per semplificare possiamo definirli come piccoli pezzi di impasto, solitamente di forma tondeggiante, che vengono bolliti in acqua o brodo e quindi conditi con salse varie. Gli gnocchi sono un cibo antichissimo, preparato con farine differenti: farina di frumento, di riso, di semola, con patate, pane secco, tuberi o verdure varie. Per ciascuna di queste varietà di gnocchi esistevano tipi colorati, realizzati con l'impiego di ingredienti particolari che ne determinavano la differente colorazione: ad esempio vi erano gli zanzarelli verdi, impastati con bietola e spinaci, e gli zanzarelli gialli, realizzati con l'aggiunta di zucca o di zafferano. C’erano poi malfatti bianchi, impastati con carne di pollo tritata, ed arancioni, quando venivano preparati con carote. A partire dal 1880 si diffusero a macchia d'olio gli gnocchi di patate. La storia degli gnocchi di patate ha inizio quando vennero importate in Europa le prime patate provenienti dal continente americano. Gli altri tipi di gnocchi comparvero dapprima nei banchetti rinascimentali della Lombardia; venivano impastati con mollica di pane, latte e mandorle tritate e venivano chiamati zanzarelli. Nel Seicento invece subirono un lieve cambiamento nel nome e nella preparazione. Venivano chiamati malfatti e invece delle mandorle e del pane veniva aggiunta farina, acqua e uova. I Malfatti di spinaci sono una ricetta di origine sicuramente lombarda, ma adottata anche nelle regioni vicine. In passato si usava sostituire alla ricotta il mascarpone, che rendeva il pasto più pesante e indigestivo.

Nata nel cuore di Roma: Coda alla vaccinara

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Nata nel cuore di Roma, nel rione Regola dove abitavano i vaccinari, la coda alla vaccinara è la regina del quinto quarto del bovino ( frattaglie, testa, coda ). Da sempre considerata emblema di una particolare romanità "greve e caciarona" è un piatto che va rivalutato e rispettato, dice Livio Jannattoni, a causa della difficoltà di preparazione, un piatto che tutti vorrebbero fare ottenendo, però, niente più che una coda lessa.

Tartufi di nocciole

06 nov 2009 · 0 commenti
Il tartufo di nocciole prende il nome dal prezioso ed aromatico tubero, di cui ricorda la forma rotondeggiante ed irregolare. Fondamentale è anche la combinazione degli ingredienti che compongono questi deliziosi dolci: una crema di nocciole morbida , spesso aromatizzata con liquori di vario tipo, caffè, frutta secca o spezie, avvolta da un guscio croccante di cioccolato fuso e passata nel cacao amaro. Una gioia sia per gli occhi che per il palato. Ricettaok vi propone dei prelibati e sfiziosi tartufi di nocciole splendido dessert amato da grandi e piccini, ottimi come dolce da portare a casa di amici per un pranzo in compagnia.

Fettuccine con speck e zafferano

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Ricettaok propone ai suoi lettori Fettuccine con speck e zafferano un primo dal sapore eccezionale, sicuramente grazie all’uso di un ingrediente fondamentale lo zafferano. Lo zafferano in cucina spazia dall’antipasto al dolce ma le combinazioni migliori si hanno con il riso, i crostacei, i frutti di mare, le carni in umido e le salse delicate. In questi casi il gusto dello zafferano arricchisce, colora ed esalta i sapori. Solitamente questa spezia va aggiunta a fine cottura, altrimenti perde il suo sapore e il suo profumo; bisogna prestare particolare attenzione anche al dosaggio: per tre/quattro persone è sufficiente una bustina da 0,15 grammi. In alcuni casi (nei piatti in umido, per esempio) è possibile aggiungerlo fin dall’inizio della cottura, stemperandolo però in acqua. I piatti preparati con lo zafferano si abbinano solitamente a vini bianchi frizzanti e di buona struttura o a rossi morbidi e non troppo tannici, che altrimenti esalterebbero solamente la nota amara dello zafferano.

Fettuccine alla papalina

05 nov 2009 · 0 commenti
Fettuccine alla papalina sono un tradizionale primo piatto romano. Nasce verso la fine degli anni '30 in un ristorante nella zona S.Pietro che all'epoca forniva i pasti al Vaticano, sotto richiesta del cardinale Pacelli che di lì a poco sarebbe diventato Papa Pio XII, il suo desiderio era una rielaborazione più delicata della famosa carbonara, che rispettasse la cucina romana; nonostante gli ingredienti facciano presagire una preparazione dal gusto pesante, in realtà al palato risulta molto delicata; un piatto dove lo spiccato sapore dell’uovo, amalgamato alla cipolla e al prosciutto crudo, viene smorzato dalla presenza di parmigiano grattugiato più morbido e leggero rispetto al pecorino della carbonara. I piselli furono aggiunti solo in seguito, probabilmente solo per una questione estetica del piatto, visto che la ricetta tradizionale vuole che questi legumi siano presenti solo in minima quantità. Un vera delizia sia per gli occhi che per il palato.

Fettuccine alla squarciarella

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Le fettuccine alla squarciarella è un tipico piatto della cucina romana semplice e saporito. Se sul termine squarciarella abbiamo qualche difficoltà di interpretazione, non vi sono dubbi sulla bontà del piatto eseguito con un condimento particolarmente ricco; d’altronde i romani – si sa – badano a non lesinare sulla scelta dei prodotti migliori.

Panelle

04 nov 2009 · 0 commenti
Le panelle, sono delle frittelle di farina di ceci, e sono il piatto tipico di Palermo.
Nate durante la dominazione araba, risalgono al IX secolo.
Preparate con farina di ceci, acqua e sale e l'eventuale aggiunta di prezzemolo, le panelle solitamente si mangiano in mezzo a panini con sesamo, rotondi e morbidi, spesso accompagnate con crocchè di patate alla menta (chiamate in siciliano "cazzilli") o con altre specialità fritte in pastella.
Prerogativa del territorio, le panelle rappresentano il caratteristico spuntino del palermitano.
Si possono acquistare in una serie infinita di “friggitorie", anche ambulanti, sulle strade di grande traffico, nei quartieri popolari o residenziali, nei quartieri nuovi, nel centro storico.

Saltimbocca alla romana

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Saltimbocca alla romana, appartiene alla tradizione culinaria del Lazio, è in particolare a quella Romana, un secondo piatto a base di carne, semplice e saporito. Si tratta di un piatto conosciutissimo in tutto il mondo, anche sé in realtà le origini di questa ricetta sono dubbie, c`è chi l'attribuisce alla città di Brescia, ma il noto gastronomo italiano Pellegrino Aretusi, che l`ha citata nei suoi testi fin dalla fine dell'800, sostiene di avere gustato questo piatto presso una rinomata ed antica trattoria romana. Di esecuzione velocissima e semplicissima, il suo gusto è raffinato grazie all’aroma che la salvia, rilascia.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

20 minuti

Cottura:

5 minuti

Ingredienti per 4 persone:

8 fettine di vitello
200 g di prosciutto crudo
100 g di burro
1/2 bicchiere di vino bianco
8 foglioline di salvia
olio
sale
pepe

Preparazione:

Battete le fette di carne, salatele e pepatele e poi mettete su ognuna una fettina di prosciutto crudo e una fogliolina di salvia, piegatele a metà e fermatele con uno stecchino.

Fate fondere il burro in una padella e adagiatevi i saltimbocca, fateli rosolare un po' a fiamma viva, poi bagnate con il vino bianco, fate terminare la cottura e poi servite.

Vino consigliato:

Servite con un Grave del Friuli.

Crispelle alla Catanese

03 nov 2009 · 0 commenti
Le crispelle, dette anche " Sfinci ", dall’etimo arabo " sfang " , sono una vera specialità delle friggitorie di Catania. Si fanno con farina, lievito, sale e ridotte in palline più o meno regolari. La pasta viene fritta con olio o, meglio, strutto: le frittelle assumono forme diverse a seconda del ripieno: tonde quelle con ricotta, allungate quelle con l'acciuga.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

40 minuti

Tempo di riposo

1 ora

Cottura:

5 minuti

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di farina
1/2 l di latte
40 g di lievito di birra
100 g di acciughe sotto sale ( o 200 g di ricotta )
500 g di strutto

Preparazione:

Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido. Versate il composto in una terrina insieme alla farina e lavorate con una forchetta sino a ottenere una pasta omogenea e ben amalgamata. Aggiungete un pizzico di sale e continuate a lavorare con energia la pasta per altri 20 minuti circa. Quindi, fate lievitare per 1 ora in un luogo tiepido.

Trascorso il tempo previsto, fate sciogliere in un pentolino lo strutto a fuoco moderato, fino a quando non sarà bollente. Prendete poi delle cucchiaiate di pasta lievitata e disponete nel centro di ognuna mezza acciuga, dissalata sotto acqua corrente ( oppure un cucchiaino di ricotta, salata e pepata ).

Chiudete e modellate il composto in modo da formare delle palline più o meno regolari che friggerete nello strutto. Togliete le crispelle dal fuoco non appena saranno leggermente dorate e ponetele ad asciugare su carta da cucina. Servitele ben calde.

Vino consigliato:

Servite con un Etna Bianco.

Cardi fritti

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Il cardo (Cinara cardunculus) è un ortaggio invernale di forma simile al sedano, ma appartenente alla stessa famiglia dei carciofi. La parte commestibile del cardo è il gambo, che ha un gusto simile a quello del carciofo, con sfumature che ricordano vagamente il sedano. Il cardo è un ortaggio difficile da coltivare. Infatti i suoi gambi sono piuttosto duri e di sapore amarognolo, per limitare l'amaro devono essere coltivati il più possibile in assenza di luce, il che li rende anche più candidi; e devono subire l'effetto delle gelate tardo-autunnali, che li rendono più teneri. I gambi devono essere bianchi e compatti e non presentare tracce di colore verde, altrimenti saranno duri e amari. I cardi che tendono ad aprirsi non sono più molto freschi, meglio scegliere piante dal colore chiaro, chiuse e pesanti, prive di macchie, con costole croccanti e larghe. Il cardo ha pochissime calorie e un indice di sazietà piuttosto alto, quindi può essere arricchito di sapore anche utilizzando una certa quantità di grassi pur mantenendo una elevata sazietà. Solo i cardi di ottima qualità, come quelli gobbi, si possono mangiare crudi, gli altri vanno sottoposti a cottura anche piuttosto prolungata (30-60 minuti). Per evitare che si scuriscano, vanno cotti immediatamente oppure conservati in acqua acidulata. Se si vuole mantenere il colore anche dopo la bollitura, è bene spremere il succo di mezzo limone anche nell'acqua di cottura. Il cardo si sposa molto bene con le acciughe sotto sale, infatti è un'accompagnamento obbligatorio per la bagna cauda, la salsa bollente piemontese a base di acciughe, burro e aglio.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

30 minuti

Cottura:

30 minuti

Ingredienti per 4 persone:

200 g di farina
2 mazzi di cardi
3 filetti di acciuga sott'olio
olio di semi

Preparazione:

Lavate i cardi sotto l'acqua corrente e lessateli in acqua salata fino a completa cottura. Nel frattempo, preparate una pastella con la farina sciolta in acqua calda e aggiungetevi i filetti di acciuga sminuzzati.

Scolate i cardi, asciugateli accuratamente, tagliateli a pezzi della lunghezza di circa 8 cm e passateli nella pastella.

Friggeteli infine in abbondante olio bollente e servite subito ben caldi.

Vino consigliato:

Servite con un Cerasuolo di Vittoria.

Sardine marinate

02 nov 2009 · 0 commenti
Vengono generalmente definite pesci azzurri alcune specie di pesci caratterizzati da colorazione dorsale tendente al blu (in qualche caso verde) e argentea nella parte ventrale. La denominazione di "pesce azzurro" non si riferisce ad un gruppo scientificamente definito di specie ittiche, ma è utilizzata commercialmente per indicare alcune varietà di pesci, generalmente di piccola pezzatura, di varia forma e sfumature di colorazione, il cui costo è generalmente ridotto per la grande grande quantità di pesce pescato. Tra le varietà di pesce azzurro presenti sul mercato i più diffusi sono: le sarde o sardine, l'alice o acciuga, lo sgombro, l'aguglia, lo spratto o papalina, l'alaccia, il lanzardo, la costardella, il suro o sugherello. Il pesce azzurro è molto apprezzato in cucina (per quanto i piatti preparati con tali specie di pesce vengono spesso considerati "cucina povera") per le qualità nutrizionali delle carni. Ha carni generalmente molto digeribili con prevalenza di grassi insaturi in particolare del tipo omega 3. Anche per questo il consumo di pesce azzurro è consigliato nelle diete nelle quali sono da evitare i grassi saturi presenti in altre specie animali.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

3 ore

Cottura:

5 minuti

Ingredienti per 4 persone:

800 g di sardine
3 spicchi d'aglio
mollica di pane quanto basta
origano
aceto
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Preparazione:

Pulite le sardine e fatele marinare per circa 3 ore con abbondante aceto, sale, pepe, origano e aglio tritato. Scolatele quindi dalla marinata e imbottite ciascuna sardina con un po' di mollica di pane.

Adagiate il pesce in una teglia da forno, cospargete d'olio e infornate per 5 minuti a 180 gradi. Le sardine marinate sono buone servite sia calde che fredde.

Vino consigliato:

Servite con un Etna bianco.

Pomodori ripieni con le sarde

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Vengono generalmente definite pesci azzurri alcune specie di pesci caratterizzati da colorazione dorsale tendente al blu (in qualche caso verde) e argentea nella parte ventrale. La denominazione di "pesce azzurro" non si riferisce ad un gruppo scientificamente definito di specie ittiche, ma è utilizzata commercialmente per indicare alcune varietà di pesci, generalmente di piccola pezzatura, di varia forma e sfumature di colorazione, il cui costo è generalmente ridotto per la grande grande quantità di pesce pescato. Tra le varietà di pesce azzurro presenti sul mercato i più diffusi sono: le sarde o sardine, l'alice o acciuga, lo sgombro, l'aguglia, lo spratto o papalina, l'alaccia, il lanzardo, la costardella, il suro o sugherello. Il pesce azzurro è molto apprezzato in cucina (per quanto i piatti preparati con tali specie di pesce vengono spesso considerati "cucina povera") per le qualità nutrizionali delle carni. Ha carni generalmente molto digeribili con prevalenza di grassi insaturi in particolare del tipo omega 3. Anche per questo il consumo di pesce azzurro è consigliato nelle diete nelle quali sono da evitare i grassi saturi presenti in altre specie animali.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

20 minuti

Ingredienti per 4 persone:

8 pomodori maturi ma sodi
10 sardine sott'olio
2 spicchi d'aglio
4 cucchiai di prezzemolo tritato
4 cucchiai di basilico tritato
1/2 limone
peperoncino in polvere
sale

Preparazione:

Lavate i pomodori, togliete la calotta superiore e i semi e svuotateli della polpa, che conserverete in una ciotola. Tenete da parte i pomodori, sistemandoli capolvolti, così che sgocciolino.

Frullate la polpa e unitevi le sardine sminuzzate, gli spicchi d'aglio tritati, il basilico e il prezzemolo. Condite il composto con il succo del limone, un pizzico di sale e un po' di peperoncino.

Amalgamate bene e riempite con il composto i pomodori. Mettete in frigo per almeno 20minuti prima di servire.

Vino consigliato:

Servite con un Etna bianco

Pappardelle agli asparagi

01 nov 2009 · 0 commenti
Gli asparagi, generalmente, si vendono a peso, confezionati in mazzi da circa mezzo chilo. All'acquisto, occorre osservarne le punte, che non devono presentarsi aperte. Se ne può spezzare una: se l'ortaggio è fresco, verrà via via di netto, scrocchiando. I gambi devono essere lucidi e privi di screpolature. Per la maggior parte delle ricette si può scegliere fra i tipi bianco, verde o violetto, a seconda dei gusti e delle disponibilità del mercato, mentre per zuppe e frittate si possono usare i tipi meno grossi e polposi, come quelli selvatici.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

30 minuti

Cottura:

20 minuti

Ingredienti per 4 persone:

350 g di pappardelle all'uovo secche
1000 g di asparagi
un dl di latte
mezzo cubetto di dado
40 g di burro
10 g di farina
sale
pepe

Preparazione:

Pulite con cura gli asparagi ed eliminate la parte bianca e filamentosa. Portate a bollore abbondante acqua salata nella pentola per far cuocere la pasta e fatevi lessare per 20 minuti gli asparagi.

Sgocciolate gli asparagi con un mestolo forato e tenete sul fuoco l'acqua di cottura nella quale farete cuocere la pasta.

Frullate gli asparagi, metteteli in un pentolino con il latte e il dado, portate tutto a sobbollire su fuoco basso e incorporate il burro che avrete impastato in una ciotolina con la farina.

Fate cuocere la pasta nell'acqua degli asparagi, scolatela, conditela con la salsa di asparagi e cospargetela con pepe appena macinato.

Vino consigliato:

Servite con un Gavi.

Tagliatelle casalinghe alla salsa di noci

· 0 commenti
Le tagliatelle sono una pasta all'uovo tipica di Bologna, ma anche della Romagna, di Marche e Veneto. Il loro nome deriva dal verbo "tagliare", dato che si ottengono affettando la pasta sfoglia lasciata asciugare e poi arrotolata. Secondo una leggenda le tagliatelle sarebbero state inventate nel 1487 dal bolognese mastro Zefirano, cuoco personale di Giovanni II di Bentivoglio: in occasione del matrimonio di Lucrezia Borgia (che passò da Bologna nel viaggio verso Ferrara, per sposare il Duca di Ferrara, Alfonso I d'Este) per preparare la pasta si ispirò ai suoi biondi capelli. In realtà è soltanto una storiella inventata dall'illustratore e umorista bolognese Augusto Majani nel 1931.

Difficoltà:

minima

Tempo necessario

45 minuti

Cottura:

10 minuti

Ingredienti per 4 persone:

Per pasta:

400 g di farina
3 uova
acqua
un pizzico di sale

Per il condimento:

12 gherigli di noce
uno spicchio d'aglio
40 g di grana grattugiato
50 g di burro
sale

Preparazione:

Impastate la farina con le uova, il sale e l'acqua necessaria per ottenere un impasto morbido ed elastico. Lavorate la pasta per 15 minuti, lasciatela riposare 30 minuti in un panno.

Tirate una sfoglia sottile, infarinatela, arrotolatela su se stessa e tagliatela a striscioline alte un dito, con un coltello squadrato e affilato, apritele e lasciatele asciugare sul piano da lavoro infarinato.

Pestate nel mortaio i gherigli di noce con uno spicchio d'aglio ( potete utilizzare anche un mixer ).

Cuocete la pasta in acqua bollente salata e scolatela senza asciugarla troppo. Condite le tagliatelle con il burro e il pesto di noci e aglio, mescolate, spolverizzando generosamente di grana e servite.

Vino consigliato:

Servite con un Grechetto.